La prospettiva dell’osservatore è uno degli elementi che spesso tende a generare incomprensioni nelle discussioni tra persone. Genitori e figli, amici, coniugi, adulti in genere, colleghi di lavoro e altri ancora si trovano spesso ad entrare in conflitto proprio per la prospettiva che stanno adottando e mantenendo in maniera rigida.

In questo articolo, si tenterà di affrontare tale tematica con semplicità, con lo scopo di chiarire in maniera intuitiva il funzionamento, il ruolo e l’importanza della prospettiva dell’osservatore nelle relazioni umane.

Il concetto può essere considerato intuitivamente a partire dall’esempio offerto dalla figura posta a sinistra.

L’immagine simboleggia un normale e quotidiano dialogo, in cui Marco e Giulia condividono gli stessi elementi della situazione (rappresentati dall’immagine).

Tuttavia, la figura ci serve anche per capire che se entrambi gli interlocutori tentassero di descrivere ciò che vedono dal loro punto di vista, è molto probabile che Giulia si troverebbe a descrivere la caricatura di un Cinese sorridente, mentre Marco obietterebbe dicendo che ciò che si osserva è la caricatura di un monaco sorridente e calvo (o di una persona barbuta e calva).

In caso di rapporti distesi, in genere, non avviene nulla. La descrizione sembra essere insignificante e si sorvola, senza neppure farci caso.

In caso di conflitto o di una situazione in cui è in ballo un interesse personale per i due interlocutori, invece, le cose si complicano perché le persone iniziano a tentare di far valere il proprio punto di vista. Tuttavia, anche se Marco e Giulia tentassero di accordarsi su criteri “oggettivi”, il risultato resterebbe pressochè invariato: l’accordo degli osservatori resterebbe impossibile o superficiale, lasciando insoddisfatti i due interlocutori e consentendo loro di stabilire in una maniera ultrasemplificata che entrambi stanno osservando la raffigurazione del volto di un essere uomano (ma nulla di più).

Come è possibile che a partire dagli stessi elementi i due vedano cose differenti? Uno dei due mente, fa del sarcasmo, vuole essere polemico o c’è dell’altro?

La spiegazione che più frequentemente tendiamo a darci, in caso di conflitto, è che l’altra persona sia in malafede, perché i fatti parlano chiaro. Tuttavia, il problema è che spesso anche l’altra persona penserà la stessa cosa.

Cosa succede?

La risposta a questi ed altri dilemmi è tutta nella prospettiva dell’osservatore.

Infatti, se si guarda l’immagine così com’è, si vede ciò che Giulia osserva dal basso all’alto (la caricatura di un cinese).

Se si cambia prospettiva capovolgendo l’immagine, come avviene sotto, si adotta la prospettiva di Marco e si comprende anche la sua descrizione (la caricatura di un monaco calvo o di un uomo calvo e barbuto).

La prospettiva dell’osservatore fa quindi in modo che gli stessi elementi di una situazione possano avere letture differenti, senza autorizzare nessuno a disconfermare l’esperienza percettiva dell’altro.

Psicologicamente parlando, ovviamente, non si fa riferimento solo ad una posizione fisica della prospettiva. Parimenti, si chiamano in causa elementi come l’acuità sensoriale (vista, udito, percezione cinestetica, ecc…), lo stato d’animo degli interlocutori, l’esperienza e la storia di vita, il coinvolgimento emotivo, l’allenamento a vedere alcuni elementi piuttosto che altri, gli elementi della situazione che si perdono (ad esempio quello che abbiamo alle nostre spalle o che sono fisicamente in un altro luogo), gli aspetti dei ricordi che si dimenticano, ecc…

Tutto ciò, lascia intuire che l’obiettività della percezione delle situazioni è un qualcosa che non appartiene a nessun essere umano, perché ognuno di noi ha una visione parziale.

L’oggettività dunque non esiste?

Bhe no! L’oggettività esiste. Solo, come esseri umani, non abbiamo la capacità di essere pienamente oggettivi, soprattutto nelle situazioni di conflitto in cui siamo coinvolti.

Abbiamo però la capacità di comunicare ed interloquire con gli altri. Abbiamo la capacità di assumere anche il punto di vista degli altri (se ci va e la situazione merita questo), senza restare rigidi nelle nostre posizioni. Abbiamo la capacità di chiarirci con gli altri o di aiutarli a vedere anche il nostro punto di vista, senza necessariamente imporlo, in modo tale che una mediazione sia possibile e non si debba portare obbligatoriamente avanti conflitti infiniti ed irrisolvibili.

Nelle relazioni umane, infatti, l’obiettività è un qualcosa da costruire nel tentativo di dialogo tra parti che accettano di comprendere anche il punto di vista dell’altro.

 

Ultimo aggiornamento dell’articolo: 15/01/2012

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