Indicazioni per la diagnosi e la certificazione diagnostica dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

Accordo tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano su “Indicazioni per la diagnosi e la certificazione diagnostica dei disturbi specifici di apprendimento” (DSA). In questo articolo discutiamo dell’esito di questo atteso punto, inserito nell’ordine del giorno della conferenza Stato Regioni che si è svolta il 25 luglio 2012.

Diciamo innanzitutto che rispetto a questo punto l’esito della conferenza è positivo: è stato sancito un accordo che migliorerà il percorso di diagnosi che i bambini ed i ragazzi con DSA dovranno affrontare.

Chiarito ciò, vengono di seguito riorganizzati gli elementi salienti di questo importante accordo, rispondendo ad alcune domande. Vengono inoltre affrontate ulteriori questioni utili per aiutare i genitori a gestire le situazioni correlate con la nuova situazione che viene a crearsi. Lo scritto si conclude con un rimando alla bozza approvata, per chi avesse interessi specifici nei fonfronti della fonte considerata.

Perché è necessario questo accordo?

L’accordo raggiunto nella Conferenza Stato Regioni è necessario e importante perché fa in modo che in Italia la gestione delle situazioni connesse con i disturbi specifici di apprendimento sia finalmente più chiara e funzionale.

La legge 170/2010, infatti, aveva fornito indicazioni sugli strumenti per il supporto degli studenti e delle studentesse con DSA nel loro percorso di istruzione.

L’anno scolastico 2011/2012 è stato il primo anno scolastico ed universitario in cui tali norme sono state attuate, divenendo così operative.

Tuttavia era rimasta in sospeso la delicata questione della diagnosi: non erano ben chiari i criteri di formulazione; gli specialisti deputati per la formulazione della diagnosi (le scuole erano autorizzate ad accogliere solo diagnosi provenienti dal S.S.N.); le modalità di restitutzione della diagnosi per le scuole (di modo che potessero essere realmente fruibili dai docenti), i tempi di emissione utili per salvaguardare i diritti degli studenti.

La questione insomma non era di poco conto. I problemi che questa mancanza procurava erano i seguenti:

  1. Si poteva avere una diagnosi tardiva, formulata anche dopo un anno (a causa delle liste di attesa che venivano a formarsi nelle ASL o nei centri convenzionati di alcuni territori);
  2. la diagnosi poteva essere formulata solo con la dicitura del disturbo, secondo vari sistemi di classificazione, lasciando le scuole abbandonate all’improvvisazione
  3. le indicazioni degli specialisti, relative a strumenti compensativi e alle dispensa, potevano essere generiche e, di conseguenza, fuorvianti per le scuole, le famiglie ed i docenti.

Tutto ciò poneva seri problemi di disorientamento ed inefficienza per gli studenti e le studentesse, per i genitori e, in ultimo, per le scuole che venivano completamente abbandonate.

Quali professionisti possono emettere una diagnosi di DSA?

Resta ferma la possibilità che la diagnosi possa essere emessa da un centro appartene o convenzionato con il Sistema Sanatario Nazionale (S.S.N.). ASL, USL, centri di neuropsichiatria infantile, ecc. possono quindi continuare ad erogare i loro servizi.

Tuttavia, viene introdotta la possibilità di affidarsi a specialisti privati accreditati o a specialisti privati non acceditati.

Che differenza c’è tra specialisti privati accreditati e specialisti privati non accreditati?

Gli specialisti privati accreditati sono coloro che,

  1. hanno esperienza certificata in campo diagnostico relativamente ai DSA;
  2. possono disporre di un equipe multidisciplinare (medico, psicologo, neuropsichiatra infantile, ecc.);
  3. fanno richiesta di accreditamento al S.S.N.

Gli specialisti non accreditati vanno distinti, poiché sono coloro che non possiedono uno o più dei seguenti punti. La cosa più probabile che potrebbe accadere è che lo specialista non disponga di un equipe e lavori da solo. Tuttavia, come recita un famoso adagio, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Quindi, se ci si rivolge ad uno specialista non accreditato sarà buona norma chiedere allo specialista perché non ha un accreditamento.

Cosa succede se mi rivolgo ad uno specialista non accreditato?

Nulla di terribile. Si riceve la diagnosi e ci si rivolge alla ASL per farla validare. Ciò significa che la ASL controllerà la correttezza della diagnosi. Se non manca nulla la diagnosi viene approvata.

Se invece manca qualcosa, la diagnosi viene integrata con quello che manca. Ad esempio, se la diagnosi viene redatta solo da un neuropsichiatra privato o solo da uno psicolo privato, mancando l’aspetto multidisciplinare bisognerà aggiungere la parte che manca.

Quali sono i vantaggi delle diverse possibilità diagnostiche?

I vantaggi possono essere enormi.

Innanzitutto se i centri appartenenti o convenzionati sono saturi non si dovrà per forza sottostare a lunghe liste di attesa e si può agire sulla tempestività della diagnosi.

Secondo, rivolgendosi a privati aumenta la flessibilità: si possono ottenere certificazioni velocemente o si possono modulare le spese (ad esempio se la visita dallo psicologo e dal neuropsichiatra è troppo onerosa, si può scegliere di sostenere privatamente quella meno onerosa e recarsi alla ASL per la visita da fare con lo specialista che potrebbe risultare economicamente più costoso).

Terzo, si può colmare una mancanza specifica su due aspetti interdipendenti fondamentali: la continuità diagnostica e di intervento (il supporto durante il percorso di studi). Per quanto riguarda la continuità diagnostica, infatti, in molte parti d’Italia la questione era problematica perché in condizioni normali gli studenti incontravano lo specialista del S.S.N. solo in fase di diagnosi, in alcuni casi dopo vari anni (anche dopo 5 anni). In condizioni  particolari, date dai tempi di attesa lunghi, pensionamenti o trasferimenti degli specialisti, ecc., a volte vi era la possibilità di non poter neppure incontrare lo stesso specialista (perdendo così la possibilità di una valutazione qualitativa coerente, pur mantenendo la possibilità di ricevere una valutazione testistica). Per quanto riguarda la continuità di intervento, invece, il supporto durante l’anno scolastico per moltissimi era praticamente assente. nel potersi relazionare in sicurezza anche con i privati si può pensare che in caso di necessità ci si possa rivolgere a loro anche per consigli (non solo per la fase diagnostica) o, se serve, per piccoli interventi di potenziamento.

Quali elementi deve possedere la diagnosi?

La diagnosi deve avere le seguenti specifiche caratteristiche distintive.

  1. Deve contenere una descrizione del disturbo sia in forma analitica (riportando anche i test e gli strumenti utilizzati), sia in forma descrittiva (indicando gli strumenti compensativi e dispensativi utili per la scuola e fornendo indicazioni comprensibili in ambito scolastico);
  2. Deve essere redatta in modalità multiprofessionali (almeno 2 specialisti con differente professionalità);
  3. Deve far riferimento al sistema di classificazione ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per quanto riguarda i codici nosografici (i nomi e le sigle del disturbo);
  4. Deve contenere tutte le indicazioni necessarie per la progettazione educativa (scritte in maniera chiara e facilmente interpretabile).

Ogni quanto deve essere aggiornata la diagnosi?

La diagnosi deve essere aggiornata ogni volta che la situazione cambia e serve riprogettare. Quindi ogni volta che la scuola lo segnala o che la famiglia intravede la necessità o, in generale, ogni volta che cè il passaggio da un ciclo di studi ad un altro (passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado; passaggio dalla scuola secondaria di primo grado alla scuola secondaria di secondo grado; passaggio dalla scuola secondaria di primo grado all’università).

In prossimità del periodo degli esami la questione diventa urgente. Nel passaggio da un ciclo di scuola all’altro, la diagnosi dovrebbe quindi pervenire entro il 31 marzo dell’ultimo anno del proprio ciclo di studi.

Quanto devo aspettare per avere una diagnosi?

La prima visita deve avvenire entro 30 giorni dalla prenotazione del primo appuntamento. La diagnosi deve essere consegnata entro 4 mesi dalla richiesta.

Cosa succede se ci rendiamo conto di una possibile problematica troppo tardi e gli esami si avvicinano?

Nulla. Il tempo resta sempre lo stesso: 30 giorni di attesa al massimo per la prima visita dal momento in cui si fissa l’appuntamento e 4 mesi al massimo per l’ottenimento della diagnosi.

Cosa succede gli specialisti non fanno un buon lavoro diagnostico?

Va innanzitutto chiarito cosa significa un lavoro mal fatto. L’accordo consente di fare ciò. Innanzitutto se lo specialista eccede nei tempi per propria responsabilità (non perché si saltano gli appuntamenti) questo può essere un primo indicatore. La questione diviene importante perché una simile pratica avrà una ricaduta negativa sullo studente o sulla studentessa.

Il secondo aspetto, invece, è legato all’assenza di indicazioni per la scuola. Se vi è il rifiuto di fornire indicazioni utili, questo può essere un problema.

In ultima analisi, vi è la questione dei professionisti non accreditati, le cui diagnosi vanno presentate alla ASL per una validazione. Se risulta che il lavoro fatto è mal fatto (magari perché non tiene conto delle indicazioni delle varie consensus conference, inclusa quella formulata dall’ISS),la dichiarazione della ASL diviene una prova.

In questi casi potrebbe verificarsi un contenzioso e, grazie all’attuale riforma degli ordini professionali, potete anche richiedere gli estremi assicurativi del o dei professionisti e passare alle vie legali.

Dove posso reperire la bozza approvata?

La bozza approvata è reperibile tramite questo collegamento.

Commento (2)

  • Anonimo| 22 Novembre 2012

    Le spiegazioni che fornisce sull’iter di queste diagnosi fa……..miseria, uno fa un pezzo l’altro quello piu’ oneroso, a parte la frammentarieta’, ma il piccolo o giovane utente cosa pensera’ di tutti questi passaggi! L.b.

    • Cristian| 22 Novembre 2012

      Sperando di aver capito cosa si afferma, diciamo che il documento approvato prevede una certa “frammentarietà” per garantire una flessibilità dell’iter diagnostico che vada a vantaggio delle famiglie e, di consenseguenza, dei bambini. In base alle necessità ed alle urgenze, potersi muovere con flessibilità è una risorsa in più che offre maggiore libertà e garanzie, anche nel caso in cui vi siano professionisti di fiducia con i quali i bambini si relazionano bene e con piacere.
      La “frammentarietà” connessa all’impiego di più specialisti, invece, è un’altro tipo di risorsa preziosa, perché sottolinea che per un compito così delicato come una diagnosi di DSA si deve porre una buona attenzione e devono entrare in gioco più competenze. Solo con la giusta attenzione e le giuste competenze, infatti, si possono garantire ai bambini diagnosi corrette che non li penalizzino in senso lassista (non riconoscendo o minimizzando le reali problematiche e condannando i bambini a percorsi scolastici durissimi o fallimentari) o in senso allarmista (dando troppo peso a situazioni che potrebbero non essere problematiche e, di conseguenza, mettondo i bambini in condizione di non apprendere ciò che potrebbero fare).
      Per quanto riguarda il vissuto dei bambini, infine, è difficile fare un discorso comune, perché ognuno è unico ed ha la sua sensibilità. Va considerato caso per caso. La valutazione può essere un evento soggettivamente sgradevole o gradevole, a seconda di come viene condotta. Molto dipenderà dal contesto che si crea. Da un lato, in questo, sta ai genitori il compito di preparare i figli con serenità, come avviene per qualsiasi compito della vita. Dall’altro lato, nonostante il fatto che in molte strutture le razionalizzazioni ed i tagli non consentano un lavoro sereno, agli specialisti tocca il compito di ricordarsi che ci si sta relazionando con bambini e si deve cercare di curare il più possibile la relazione, per rendere le varie prove scorrevoli.

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