La prospettiva dell’osservatore applicata al rapporto scuola-famiglia

In un precedente articolo si è parlato della prospettiva dell’osservatore e del suo ruolo nei conflitti interpersonali.

In questo articolo l’argomento verrà approfondito e la prospettiva dell’osservatore verrà applicata al rapporto scuola-famiglia.

L’argomento viene affrontato per la sua importanza, poiché fondamentale in tutte le situazioni in cui si perseguono finalità educative condivise ma possono generarsi conflitti accesi e controproducenti.

Oltre a questioni riguardanti il rendimento nelle diverse materie, infatti, genitori ed insegnanti possono dialogare e riflettere insieme sul comportamento degli studenti, poiché quest’ultimo aspetto è oggetto di valutazione.

Tali situazioni di dialogo dovrebbero essere finalizzate al raggiungimento di obiettivi condivisi, in modo da poter favorire negli studenti l’acquisizione di maggiori competenze e renderli quanto più possibile autonomi e capaci di costruire al meglio la loro vita, con soddisfazione. Tuttavia, a volte i rapporti si incrinano ed i dialoghi possono divenire accesi e conflittuali (in molti casi fortemente conflittuali e le situazioni degenrano in denunce che trovano risoluzione nei tribunali).

Con semplicità, il concetto di prospettiva dell’osservatore può essere utile per il perseguimento di due obiettivi sinergici:

  1. prevenire i conflitti fondati sul disaccordo della percezione degli studenti tra genitori ed insegnanti;
  2. il raggiungimento di migliori obiettivi scolastico-educativi, grazie al fatto che si può disporre di una descrizione del comportamento degli studenti più completa, perché tiene conto di diverse situazioni.

Come può avvenire tutto ciò? Semplicemente ricordando il concetto della prospettiva dell’osservatore e, di conseguenza, includendo nei propri ragionamenti anche la prospettiva dell’altro. Infatti, se quando si dialoga si riesce a tenere a mente che ognuno, con naturalezza, guarda il mondo e lo conosce attraverso le proprie esperienze di vita, altre interpretazioni fuorvianti, come ad esempio la malafede, saranno meno probabili e le osservazioni dell’altro potranno essere prese per quelle che sono: letture parziali della realtà che possono aiutarci ad arricchire la nostra visione.

Non c’è nulla di strano, quindi, nell’accettare l’idea che i genitori parleranno dei propri figli prevalentemente in base all’esperienza che hanno di essi nella vita quotidiana, per il tempo che passano con loro (di quella in classe o dei momenti in cui non sono insieme sarebbe impossibile dire cosa si è osservato e si conosce per esperienza diretta ma ci si deve affidare ai racconti di altri).

Anche rispetto agli insegnanti, non c’è nulla di strano nell’accettare l’idea che essi parleranno degli stessi bambini e ragazzi in base all’esperienza maturata nella vita in classe, nelle attivtà scolastiche o in incontri extrascolastici casuali che possono capitare se si abita in un paesino piccolo o in uno stesso quartire di una città.

Non c’è nulla di strano, quindi, nell’accettare l’idea che insegnanti e genitori, pur discutendo degli stessi bambini o ragazzi, possono  fornire descrizioni e valutazioni differenti o addirittura antitetiche, perché le loro esperienze sono realmente differenti. Dal momento che ogni essere umano può variare il suo comportamento in base alle situazioni in cui è inserito, è realmente possibile che insegnanti e genitori possano osservare diversi modi di essere e di comportarsi degli stessi giovani con cui si relazionano e descrivono nei loro comportamenti manifesti (soprattutto considerando che i giovani devono compiere diversi esperimenti per consolidare la loro esistenza e diventare gli adulti che saranno). Entrambe le esperienze di osservazione, dunque, possono essere valide ed utili per il supporto co-educativo dei giovani e per conoscerli meglio (anche se si fa fatica ad accettarle).

Per fare un esempio chiarificatore, basti pensare a quanto avviene in alcuni casi di disturbo specifico dell’apprendimento. Quando sorge un conflitto, i genitori si focalizzano sul fatto che i figli passano molto tempo davanti ai libri e gli insegnanti sul fatto che non si vedono risultai apprezzabili e quindi non si fa abbastanza. Quando ciò avviene con rigidità, i discorsi prendono la tangente e, nel frattempo, la situazione si aggrava per il semplice fatto che gli adulti perdono tempo ed i bambini e le bambine aspettano che qualcuno li aiuti a trovare soluzioni. Quando invece le informazioni date dall’altro vengono prese per quello che sono, delle informazioni appunto, non è difficile vedere e credere che le due ottiche possono non essere in contrasto: ci può essere qualcosa che, nonostante l’impegno ed il tempo speso a casa, concorre a penalizzare il rendimento a scuola. In questi casi si ricorre ad una valutazione precoce e, ovviamente, le difficoltà possono essere limitate grazie ad interventi tempestivi.

In questo contesto, quindi, la prospettiva dell’osservatore diviene particolarmente importante perché consente di sottolineare alcune questioni fondamentali.

Innanzitutto, la prospettiva dell’osservatore sottolinea la necessità e l’imporanza del dialogo sereno tra genitori e insegnanti, oltre che tra questi e gli studenti. Tale dialogo dovrebbe essere finalizzato al miglioramento dell’esperienza scolastica e della crescita dei giovani ed una sua impostazione serena appare tanto più importante quanto più si pensa che:

  1. in molti casi, insegnanti e genitori si trovano in opposizione e, non riuscendo ada accettare i diversi punti di vista, costruiscono insieme una situazione di conflitto in cui ognuno cerca di far prevalere il proprio punto di vista (facendo sì che il benessere dell’alunno o dello studente venga messo in disparte);
  2. genitori e insegnanti possono avere entrambi ragione, pur sostenendo tesi apparentemente in netta opposizione, perché effettivamente hanno prospettive diverse e, per questo, parlano di cose diverse;
  3. in caso di contrasto, se lo scopo che si persegue nel conflitto sarà l’imposizione del proprio punto di vista, l’effetto delle proprie strategie educative sarà sempre eccessivamente limitato o controproducente nel tempo, perché frutto di decisioni basate su visioni troppo parziali;
  4. in caso di contrasto, se lo scopo che si persegue nel conflitto sarà l’imposizione del proprio punto di vista, si sprecherà molto tempo e molte energie in conflitti senza soluzioni, con il risultato che genitori ed insegnanti manterranno stati di frustrazione e di tensione o rabbia prolungati.

Secondo, la prospettiva dell’osservatore ci ricorda di tener conto che gli alunni e gli studenti potrebbero aver difficoltà a tenere in considerazione più punti di vista, perché devono ancora imparare a fare ciò. In questo senso, non va dimenticato che:

  1. gli alunni e gli studenti possono avere una bassa capacità di osservare le situazioni considerando al contempo più punti di vista, soprattutto nel caso delle scuole primarie o secondarie di primo grado, e questo fa sì che in molti casi i giovani travisino fortemente ciò che osservano. Ad esempio, capita spesso che nel relazionarsi con i figli i genitori adottino provvedimenti diversi in base alla diversità dei figli: si può concedere al figlio di 18 anni di fare tardi il sabato sera e di rientrare a casa dopo mezzanotte ma non si fa altrettanto con il figlio più piccolo che ha 14 anni, anche se quest’ultimo lo vorrebbe. Nell’operare un confronto tra fratelli, tale diversità di trattamento a volte può essere percepita dal figlio più piccolo come un atto di ingiustizia nei propri confronti, perché egli non riesce ancora a considerare le molteplici sfumature delle decisioni adottate dai genitori. Allo stesso modo, può avvenire che alcuni studenti si formino un’idea eccessivamente parziale rispetto alle decisioni di un’insegnante che, per forza di cose, in classe si trova a dover tener conto delle esigenze di molti ragazzi e ragazze con bisogni e caratteristiche differenti, valutandone anche le sfumature che all’occhio di uno studente possono risultare impercettibili. In un periodo storico in cui si parla di BES e si cerca di dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno, la percezione di disparità di trattamento nei confronti degli altri potrebbe essere alta.
  2. per evitare che gli studenti compiano letture erronee ed entrino in un percorso di sviluppo fondato sul risentimento o sulla rabbia e si demotivino per “questioni di principio”, appare necessario che genitori ed insegnanti collaborino per insegnare ai giovani, nel rispetto delle possibilità offerte dall’età, a guardare il mondo con una prospettiva più allargata, andando oltre il proprio punto di vista.

In ultimo, sembra importante ricordare che il punto di vista dell’osservatore varia in base alla sua esperienza ed alle fasi evolutive che vive, anche in riferimento ad uno stesso fatto. Pertanto, non va dimenticato che

  1. nel tempo molte esperienze vissute originariamente come negative possono essere rivalutate positivamente (anche ciò che oggi sembra un errore o provoca disagio, come ad esempio un brutto voto, la fatica per l’impegno nello studio o, addirittura, una bocciatura, in futuro può essere rivalutato come un bene e addirittura come un insegnamento fondamentale che la vita ha offerto, se ovviamente tali esperienze vengono usate per il meglio);
  2. nel tempo le esperienze vissute originariamente come positive possono essere ridefinite in termini negativi (ciò che oggi sembra perfetto, come ad esempio il non avere limiti o non ricevere mai un no, in futuro può essere considerato un punto negativo della propria esistenza).
  3. la prospettiva dell’osservatore ci ricorda che alcune scelte educative richiedono coraggio, soprattutto quando i bambini o i ragazzi entrano in un processo di crescita fondato sulla pretesa, e che le decisioni educative, oltre ad essere condivise con altre figure, devono tener conto di un progetto educativo che guardi al futuro (non ci si deve focalizzare solo sulla situazione attuale).

In base a quanto detto, quindi,  tener presente la prospettiva dell’altro può essere un buon punto di partenza per costruire un dialogo fondato su una sorta di umiltà relazionale, dove l’altro diviene un elemento essenziale per acquisire una visione più ampia e può essere utile per trovare nuove soluzioni.

Cercare di includere nei propri ragionamenti anche il punto di vista dell’altro, genitore o insegnante che sia, può aiutare ad avere una descrizione più ricca della realtà e, di conseguenza, può aiutare a prendere decisioni educative più attente e funzionali per il benessere dei giovani (che ovviamente possono essere inclusi nei dialoghi quando ci sono le condizioni di serenità per farlo).

 

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